Modello di riferimento

Lo studio di Psicologia e Psicoterapia “InEquilibrio” nasce dall’idea di poter offrire la possibilità, a chi accede al servizio, di risperimentare una sensazione di maggiore sicurezza e stabilità, in un momento difficile della propria vita. Al primo colloquio con i clienti, come professionisti, quando chiediamo cosa sta loro più a cuore, in cima alla lista compare; sopravvivere ai vissuti difficili e ritrovare un “equilibrio” che sembra in quel frangente perso. Ed è proprio IN, dall’incontro dell’IO del cliente con l’IO del terapeuta che scaturisce quel NOI interattivo che può avviare un cambiamento.

Questo spazio vuole fornire l’occasione di riportare integrazione ed equilibrio nel momento di crisi che la persona sta attraversando. Per stare bene infatti abbiamo bisogno di sentire che le sensazioni, le emozioni, i pensieri e le nostre azioni siano il più possibile integrati e in armonia tra di loro.

​Quando la persona si trova ad un buon livello di integrazione, sperimenta uno stato di benessere mentale.  Daniel J. Siegel per descrivere questo stato atteso, utilizza la metafora del “fiume del benessere”. “Immaginate un placido fiume che attraversa la campagna. Ecco, questo è il vostro fiume del benessere. Ogni volta che vi trovate in acqua, e quietamente scivolate lungo il fiume con la vostra canoa, sentite di avere complessivamente un buon rapporto con il mondo. Avete una chiara visione di voi stessi, degli altri e della vostra vita. Sapete essere flessibili ed adattarvi al mutare delle situazioni. Avete raggiunto la stabilità e la pace. A volte, però mentre navigate il fiume, vi avvicinate troppo ad una delle due rive e questo è causa di una serie di problemi, diversi a seconda della sponda verso cui vi dirigete. Una sponda, infatti rappresenta il caos, una condizione di assenza di controllo. Vi ritrovate risucchiati nel vortice dominato dalla confusione e dall’agitazione. Se vi spingete troppo verso l’altra sponda trovate altri pericoli. È la sponda della rigidità, significa imporre controllo su tutto ciò che ci circonda, che si tratti di persone o cose”.


Tutti noi facciamo la spola tra queste due sponde mentre viviamo le nostre giornate, soprattutto quando cerchiamo di sopravvivere a momenti difficili. Gli incontri “In Equilibrio” hanno come finalità aiutare la persona a rinavigare nel fiume del benessere.

Il simbolo delle studio rimanda al concetto di Equilibrio e Integrazione cari all’analisi Transazionale, al Cognitivismo Evoluzionista e all’EMDR, che costituiscono i pilastri teorici metodologici degli interventi psicoterapeutici.

La Psicoterapia Cognitivo-Evoluzionista


L’unione della dimensione etologica ed evoluzionistica della Teoria dell’Attaccamento (TdA) con la terapia cognitiva interpersonale ha dato luogo allo sviluppo della Psicoterapia Cognitivo Evoluzionista (Liotti 1994/2001; Liotti e Monticelli 2008; Liotti e Farina 2011) che ha permesso una svolta relazionale all’interno della psicoterapia cognitiva, agevolando nella cura di quadri clinici complessi. La psicoterapia cognitivo-evoluzionista, è centrata sulla natura relazionale della mente e del suo sviluppo, sull’importanza delle dinamiche di attaccamento per la comprensione della psicopatologia e sul ruolo sovraordinato della relazione terapeutica nel trattamento dei disturbi emotivi. La prospettiva cognitivo-evoluzionista permette di avvicinare e comprendere numerosi problemi legati alla sofferenza emotiva della persona e alla sua cura con l’idea centrale di un fallimento della regolazione delle emozioni. Questa prospettiva ha consentito al terapeuta di allargare l’area di intervento, oltre che ai contenuti cognitivi espliciti, anche ai contenuti impliciti, costruiti nelle prime relazioni intersoggettive sotto la spinta di motivazioni interpersonali innate. Capisaldi della psicoterapia cognitivo evoluzionista: • L’attenzione alla storia di sviluppo e alle dinamiche interpersonali e agli stili di attaccamento • L’attenzione ai contenuti, ai processi inconsci e alle emozioni • L’attenzione alla relazione terapeutica e alla sua modulazione • L’uso della memoria autobiografica, della cooperatività e l’aumento della mentalizzazione. “Esplorare, considerare, soffermarsi e riflettere sull’esperienza presente e considerare come questa possa essere correlata al passato” (Bowlby 1990). Questo continuo confronto tra esperienza psichica del passato e del presente esercita un monitoraggio congiunto degli stati mentali e facilita la capacità riflessiva. Il modello cognitivista relazionale ritiene che l’attivazione strategica del sistema motivazionale cooperativo nella relazione terapeutica sia in grado di promuovere le capacità metacognitive. È una terapia “top down” che si basata sulla parola, che mette al centro il dialogo, l’espressione delle emozioni e la relazione. Il terapeuta “base sicura”, attraverso la costruzione di una buona alleanza terapeutica, favorisce l’esplorazione delle memorie traumatiche o dolorose consentendone l’elaborazione e l’integrazione. Il disagio lamentato dal cliente viene esplorato congiuntamente, osservando; il Contesto, l’Emozione, la Sensazione Somatica, il Pensiero e l’Azione (metodo CESPA di Liotti e Monticelli 2014). La psicoterapia cognitivista di terza generazione prende in considerazione anche la dimensione corporea, soprattutto quando si lavora su esperienze traumatiche con tecniche “bottom up”. Alcuni pazienti in terapia cognitiva, possono raggiungere un buon livello di autoconsapevolezza, ma può capitare che permangano delle manifestazioni sintomatologiche che riguardano manifestazioni d’ansia, iperattivazione, ipoattivazione o disregolazione emotiva. In questo caso diventa utile ragionare anche in termini corporei con tecniche di mindfulness, EMDR, Sensomotorie, di Compassionate therapy, che utilizzano come accesso privilegiato l’esperienza somatica.




La Terapia EMDR


L’Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR) è un approccio terapeutico che si basa sul ricordo dell’esperienza o esperienze traumatiche che hanno contribuito a sviluppare il disagio che presenta il paziente. Quando vi è un trauma le informazioni vengono immagazzinate in modo disfunzionale e le diverse componenti mnesiche del ricordo non si integrano con le altre informazioni. Il ricordo rimane nel suo stato originale, isolato dal resto della rete neurale. L’obiettivo di questo approccio, come di tutti i metodi che si occupano di esperienze traumatiche, è quello di promuovere l’integrazione delle componenti cognitive, emotive e sensoriali decondizionando il paziente a livello sensomotorio nei confronti dei ricordi disturbanti. I movimenti oculari, elemento con cui spesso si identifica questo strumento terapeutico, sono soltanto un componente di una procedura articolata finalizzata al completamento della elaborazione dell’esperienza. Il Trattamento utilizza un protocollo in 8 fasi che permette una elaborazione accelerata del materiale disturbante attraverso degli esercizi di doppia focalizzazione verso l’interno e verso l’esterno. In condizione guidata e protetta, al sicuro dal rischio di ritraumatizzazione, l’intervento EMDR si focalizza sul ricordo disturbante per riattivarne e completarne la elaborazione interrotta. Al paziente viene chiesto di fare attenzione a uno stimolo esterno somministrato dal terapeuta (seguire con gli occhi le dita del terapeuta che si muovono da destra a sinistra, oppure ricevere una stimolazione tattile alternata sulle due mani) e contemporaneamente di focalizzarsi su uno stimolo interno come il ricordo che crea disagio. Attraverso la doppia focalizzazione e la stimolazione bilaterale alternata, le immagini cambiano, i pensieri negativi diventano più adattivi, le emozioni disturbanti si attutiscono. La desensibilizzazione e il cambiamento di prospettiva in ambito cognitivo osservabili durante una seduta di EMDR riflettono l’elaborazione del ricordo dell’esperienza traumatica e quindi si osserva che il paziente per la prima volta “vede” il ricordo lontano, distante, modifica le valutazioni cognitive su di sé, incorporando emozioni adeguate alla situazione ed eliminando le sensazioni fisiche disturbanti. Il trattamento si rivolge alle esperienze passate, agli elementi stressanti attuali e ai pensieri ed azioni desiderabili per il futuro promuovendo un miglioramento della funzionalità generale del paziente e della sua qualità di vita. Il metodo EMDR si può applicare a Traumi in cui la persona ha sentito minacciata la propria incolumità e ha temuto per la propria vita (aggressioni, abusi, violenza domestica, incidenti, disastri naturali, lutti complicati o bloccati) oppure con esperienze traumatiche avvenute all’interno di fallimenti relazionali (bullismo, mobbing, attaccamento insicuro o disorganizzato). L’EMDR può essere applicato a bambini, adolescenti e adulti secondo un protocollo specifico. Si può utilizzare individualmente o in gruppi, nella prevenzione della traumatizzazione vicaria con alcune particolari tipologie di utenti (soccorritori del 118, forze dell’ordine, vigili del fuoco, infermieri o sanitari) e con i familiari di persone con malattie o vittime di traumi.




L’Analisi Transazionale


L’ Analisi Transazionale è una psicoterapia ma anche una teoria dello sviluppo della persona, del suo funzionamento intrapsichico e dei suoi comportamenti interpersonali. E’ una teoria psicologica di facile comprensione ma estremamente acuta, valida anche nel campo dell’educazione e delle organizzazioni. La filosofia globale dell’Analisi Transazionale inizia con il presupposto che tutti sono OK. Ciò significa che ognuno di noi, a prescindere dal nostro stile di comportamento, ha un nucleo di fondo che è degno di essere amato e che ha la potenzialità e il desiderio di crescita e di autorealizzazione. La teoria dell’Analisi transazionale è basata su un modello decisionale. Ciascuno di noi impara comportamenti specifici e decide un piano di vita nell’infanzia. Benché le nostre decisioni infantili siano fortemente influenzate dai genitori e da altre persone, siamo noi stessi che prendiamo queste decisioni nel modo caratteristico di ogni persona. Dal momento che siamo noi ad aver deciso il nostro piano di vita, abbiamo anche il potere di cambiarlo, prendendo nuove decisioni in qualsiasi momento. L’Analisi Transazionale è uno strumento molto elastico di intervento terapeutico in quanto a carattere contrattuale; i contratti di terapia sono quelli attraverso i quali viene specificamente stabilita la meta della terapia. Essi possono essere distinti in contratti di controllo sociale e contratti di autonomia. I contratti di controllo sociale hanno come obiettivo un cambiamento comportamentale e il suo mantenimento nel tempo. Per contratti di autonomia si intendono invece quei contratti in cui la meta della terapia non è solo un cambiamento comportamentale ma un cambiamento del copione della persona, per cui la terapia non è solo a livello sintomatico, bensì di ristrutturazione della personalità. L’Analisi Transazionale inoltre può essere sia psicoterapia individuale che di gruppo. I disturbi psichici con cui l’approccio A.T. è indicato sono: le strutture nevrotiche, anche gravi, sia fobico-ossessive che isteriche e depressive
le strutture borderline, poiché queste hanno bisogno di un setting ben strutturato, chiaro, teso alla focalizzazione della realtà
le strutture psicosomatiche, per le quali è stato elaborato, nell’ambito dell’A.T., un lavoro di tipo corporeo attraverso l’integrazione di tecniche mutuate da altri approcci ( es. terapia della Gestalt)
le strutture psicotiche, a condizione però che sia possibile il lavoro in una struttura di tipo comunitario-residenziale STORIA E SVILUPPO DELL’ANALISI TRANSAZIONALE L’AT è stata introdotta dallo psicologo americano Eric Berne negli anni ’50 dello scorso secolo con l’idea di introdurre un sistema psicologico accessibile ai più e che potesse rendere facilmente comprensibile gli aspetti più importanti dei rapporti interpersonali e del funzionamento individuale e di gruppo.
Anche se le idee di Berne si sono inizialmente basate su quelle di Sigmund Freud, col passare degli anni Berne se ne è gradualmente allontanato. Berne era infatti maggiormente interessato a ciò che può essere effettivamente osservato nel funzionamento psicologico tra le personepiuttosto che alle fantasie inconsce del singolo individuo.

L’AT nasce dunque con una vocazione altamente relazionale e con la dichiarata intenzione di aiutare concretamente le persone ad essere più armoniose con se stesse e con gli altri Successivamente alla morte di Eric Berne la storia dell’A.T. coincide con la storia della sua progressiva espansione a livello mondiale e della sua strutturazione in organizzazioni nazionali e internazionali. L’ITAA (International Transactional Analysis Association) garantisce rigorosi standard formativi e tutela il titolo di Analista Transazionale la cui formazione è riconosciuta solo se svolta con formatori riconosciuti dall’ITAA o dalle associazioni continentali affiliate. PRINCIPI DI BASE DELL’ANALISI TRANSAZIONALE STATI DELL’IO L’ Analisi Transazionale individua tre differenti Stati dell’Io nella struttura di personalità di ciascun individuo e sono: Il Genitore Il Genitore è l’insieme di pensieri, sentimenti e comportamenti che incorporiamo durante la nostra infanzia ed adolescenza dai nostri genitori reali ( o chi ne fa le veci), dai parenti, maestri, insegnanti, o da tutte quelle persona autorevoli che incontriamo negli anni della nostra formazione. L’Adulto L’Adulto è un insieme di pensieri, sentimenti e comportamenti coerenti con la situazione che stiamo vivendo (qui ed ora) e indica la nostra capacità di elaborare continuamente nuovi dati. Il Bambino Il Bambino è l’insieme di pensieri , sentimenti e comportamenti che risalgono alla nostra infanzia ed è la parte che ci fornisce le motivazioni principali del nostro agire. Ciascuno di noi possiede ed utilizza tutti e tre gli Stati dell’Io; è possibile comunque che ci sia la tendenza a utilizzare in modo privilegiato uno dei tre: per esempio una persona che tende ad essere iperprotettiva, a farsi carico in modo eccessivo dei problemi degli altri oppure a criticare esageratamente, a dettare norme e regole di comportamento a chi gli sta vicino, si può facilmente ipotizzare che utilizzi in prevalenza lo stato dell’Io Genitore. Il terapeuta guida il paziente al riconoscimento e alla consapevolezza dei propri Stati dell’Io affinché egli possa utilizzarli tutti e tre positivamente, arricchendo così le proprie opzioni e migliorando la qualità della propria vita e delle proprie relazioni. TRANSAZIONI Dalle transazioni appunto prende il nome l’Analisi Transazionale sviluppata da Eric Berne a metà degli anni ‘50 . Ogni volta che una persona è in relazione con un’altra persona si avranno delle transazioni. Ogni transazione è composta da uno stimolo e da una risposta; inoltre le transazioni possono essere scambiate a partire da qualunque Stato dell’Io. Le transazioni sono classificate in Complementari, Incrociate, Ulteriori e a ciascun tipo di esse corrispondono diverse regole della comunicazione. L’analisi delle transazioni costituisce il ponte tra livello intrapsichico e livello sociale nella psicoterapia; essa consente alle persone di divenire maggiormente consapevoli di ciò che accade (sia internamente che esternamente) quando comunicano con gli altri e di migliorare così le proprie relazioni e l’efficacia del proprio modo di comunicare. Tale approccio costituisce una delle peculiarità e strumenti di forza dell’Analisi Transazionale. GIOCHI PSICOLOGICI “Il gioco psicologico è una serie di transazioni ulteriori ripetitive a cui fa seguito un colpo di scena con una scambio di ruoli, un senso di confusione accompagnato da uno stato d’animo spiacevole come tornaconto finale, in termini di rinforzo di convinzioni negative su di sé, sugli altri, sul mondo”. L’Analisi Transazionale aiuta ad essere consapevoli dei propri giochi,a smettere di giocare o a giocare in modo meno “pericoloso”. COPIONE Un Copione è un piano di vita personale che un individuo decide in giovane età in relazione alla sua interpretazione degli avvenimenti sia esterni che interni, dei messaggi ricevuti dai genitori e sostenuto da decisioni successive. Il percorso terapeutico con l’Analisi Transazionale aiuta le persone a divenire consapevoli del proprio copione di vita e a modificarlo se questo è limitante per loro; la persona può essere aiutata anche a ritornare a quelle prime esperienze che hanno fatto sì che prendesse delle decisioni che allora erano necessarie per la sua sopravvivenza fisica o psichica ( es. “non fidarsi degli altri”), ma che ora rappresentano un intralcio; essa può prendere ora la ridecisione di comportarsi in modo diverso per vivere una vita più soddisfacente nel presente.





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